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"Il restauro"



Schede illustrative delle Porte Restaurate

Premessa

I lavori di restauro delle Porte Monumentali hanno rappresentato il primo intervento di restauro conservativo e scientifico eseguito su questi monumenti, straordinari per la testimonianza storica che ancora danno della Bologna medievale, nel loro delimitare uno dei centri storici più ampi e integri d’Europa.
Si è  trattato di un restauro completo per Porta Maggiore, Porta San Stefano, Porta Castiglione, Porta San Felice, Porta Mascarella, Porta San Donato e Porta San Vitale, e di un restauro di tipo conservativo per Porta Lame e Porta Saragozza.
Il corpo di ogni Porta oggetto di restauro completo è stato rivestito interamente da ponteggi sui quali sono state montate le coperture in speciale materiale sintetico (sulle quali era riprodotta l’immagine della Porta temporaneamente coperta).
L’intervento è stato curato dal Consorzio Co.ar.co., con progetto e direzione lavori dell'architetto Silvio Vianelli e realizzato dalle tre imprese bolognesi di restauro, Leonardo, s.r.l., Kriterion s.n.c. e Laboratorio degli Angeli s.r.l..

Situazione delle Porte prima del restauro

Il corpo di ciascuna Porta è interamente costituito da muratura di mattoni a faccia vista, spesso associata ad elementi architettonici e strutturali di arenaria nei piedritti, nei cantonali d’angolo e nei beccatelli.
Sulle campiture murarie di qualunque natura e morfologia, maggiormente esposte agli agenti atmosferici, erano ben visibili i risultati del dilavamento da acque meteoriche, nonché gli effetti del gelo: sulle superfici meno esposte erano, altresì, presenti croste nere e depositi superficiali, anche di importante consistenza.
L’apparato lapideo in laterizio si presentava generalmente in cattivo (in alcuni casi pessimo) stato di conservazione anche con estesi fenomeni di disgregazione e perdita della malta di allettamento tra i conci se in presenza di umidità di risalita.
Analogamente, anche gli elementi architettonici, strutturali o decorativi, di arenaria si presentavano mediamente in cattivo o essimo stato di conservazione con estesi fenomeni di degrado quali esfoliazioni, distacchi, mancanze, ed erosioni: spesso si riscontrava l’inserimento di tasselli di risarcimento delle lacune, riconducibile ad antichi interventi di restauro.
La muratura a sacco dei monconi residui delle antiche mura demolite, sulle porte che ancora ne recano traccia, si presentava in mediocre stato di conservazione e necessitava della generale revisione per la verifica della coesione degli elementi lapidei che la compongono.
I serramenti ancora esistenti, quali portoni in legno o inferriate, si presentavano in cattivo stato di conservazione e necessitavano di profondi interventi di consolidamento.
Infine, si lamentava l’aggressione dei corpi di fabbrica dei monumenti, da parte di vegetazione infestante, a volte anche di tipo arboreo, nonché d muschi e licheni. A tali patologie di degrado andavano ad aggiungersi casi di affissioni cartacee, direttamente incollate sulle facciate, nonché graffiti a spray.

La preparazione al progetto di restauro

Il progetto di restauro delle Porte di Bologna ha avuto inizio con una complessa campagna di analisi degli edifici. Grazie ai ponteggi, infatti, è stato possibile per la prima volta nella storia studiare direttamente le murature delle porte, un palinsesto unico per l’edilizia storica bolognese che va dal Duecento al XIX secolo; tutto questo, insieme ad analisi di laboratorio e allo studio della documentazione storica, ha permesso di identificare e analizzare le fasi di costruzione che hanno interessato le Porte nei secoli, documentandone tecniche costruttive e materiali impiegati e registrandone lo stato di conservazione, per poter scegliere le metodologie e gli strumenti di restauro.
Anche se attualmente le Porte sono Corpi di Fabbrica isolati lungo i viali cittadini, lo spirito con cui ci si è approcciati a questi monumenti è stato quello di considerarli parti di un unico complesso architettonico, come è stato nelle intenzioni iniziali della loro costruzione e come è emerso dai risultati delle analisi che hanno evidenziato analogie nelle fasi costruttive, nelle tecniche e nei materiali impiegati nei vari interventi.
Fondamentale, per condurre il restauro in modo unitario, è stata la volontà di Banca di Bologna di finanziare contemporaneamente l’intervento su tutte le porte.

Risultati delle analisi

Sono stati individuati sei periodi di edificazione e ricostruzione di cui si possono ancora leggere le tracce sulle murature delle Porte. La fase di edificazione, risalente al XIII secolo, è stata individuata in tutte le porte (ad eccezione ovviamente dei casseri di S. Stefano ricostruiti nel XIX secolo).
Dalle murature risulta una sostanziale analogia costruttiva di tutti i casseri, a testimonianza del fatto che il Committente di allora aveva concepito questi edifici come un unico monumento, e ne aveva presumibilmente affidato la costruzione a maestranze unitarie.
La prima modifica significativa avviene nel corso del XIV secolo, quando le Porte accentuano il loro carattere difensivo con l’edificazione degli avancorpi di protezione dei ponti levatoi, tuttora conservati a Porta S. Donato e Mascarella, e in tracce a Porta S. Vitale.
L’analisi stratigrafica ha portato ad identificare, tra il XV e il XVI secolo, una serie di interventi architettonici finalizzati a cambiare il carattere difensivo delle porte in quello di rappresentanza. Si tratta di lavori che hanno interessato le parti superiori di tutte le Porte.
Sono state ritrovate tracce di intonaci di questi periodi che presentavano un colore giallo nei torrioni e rosato nei corpi. Dobbiamo quindi immaginarci le Porte nel Cinquecento tinteggiate di giallo nelle parti in aggetto (come se si trattasse di arenaria) e di rosa scuro nelle murature di fondo (simile al cotto).
Gli interventi più significativi nei secoli successivi (nel XVIII e XIX secolo) sono le risistemazioni delle Porte S. Felice e Castiglione, e la realizzazione ex novo delle Porte Santo Stefano in arenaria nell’ottocento.
Nel secolo scorso, i lavori sono connessi alla demolizione delle mura e di tutti i corpi di fabbrica che nel tempo erano stati edificati in appoggio alle Porte: si tratta di porzioni realizzate sia con materiale di recupero che con mattoni nuovi, ad imitazione di quelli più antichi.

Interventi di restauro

Il restauro ha coinvolto un totale di 35 operatori restauratori, tecnici specializzati negli interventi sull’edilizia storica, è stato condotto su tutte le porte in contemporanea.
L’intervento è stato distinto in quattro macro-fasi: i consolidamenti (eseguiti sia in fase preliminare che durante l’intervento), la pulitura, le reintegrazioni (comprendenti ricostruzioni, stuccature e velature) e i protettivi.
Le zone più degradate, per ragioni legate al materiale costitutivo ma soprattutto alla mancanza pressoché totale di interventi di conservazione specifici, erano le parti in arenaria. In molti casi è risultato necessario, al fine di preservare il materiale originale, eseguire una messa in sicurezza con interventi di preconsolidamento.
I metodi adottati per i consolidamenti sono stati differenziati sulla base delle patologie del materiale oggetto di intervento: dalla consueta imbibizione con silicato di etile all'iniezione localizzata di resine acriliche o bicomponenti. Va sottolineato che a porta Santo Stefano è stato sperimentato con successo l’uso di una macchina sotto vuoto. Il sistema, in genere impiegato per opere mobili, si basa sulla tecnica d'intrusione del materiale consolidante effettuata sfruttando una forte depressione provocata da una pompa per vuoto che permette la penetrazione del prodotto in modo uniforme, e quindi un consolidamento più efficace. L'applicazione di questo metodo, in un contesto inusuale come il consolidamento di elementi lapidei in esterno, rappresenta un valido esempio anche per interventi futuri.
Anche la pulitura è stata differenziata in relazione ai depositi, ai materiali e al loro stato di conservazione: accanto all’azione di impacchi (con miscele di prodotti basico-solventi) sono state impiegate altre metodologie come la microsabbiatura unita ad un sistema con acqua a pressione controllata che permette di calibrare l’azione meccanica delle polveri; inoltre, i lavaggi con acqua atomizzata e l’utilizzo di strumentazioni meccaniche come vibroscalpelli e ablatori ad ultrasuoni per l'abbassamento dei depositi di notevole spessore o la rimozione di vecchi interventi.
Durante le fasi di pulitura di Porta Santo Stefano sono emerse le tracce di alcune scritte della seconda guerra mondiale di cui si conservava la memoria ma che erano state nascoste da scritte vandaliche e interventi di tinteggiatura eseguiti per coprire i graffiti. Si tratta di frammenti di indicazioni stradali, alcune delle quali in lingua tedesca, per le città di Firenze (“nach Florenz”), Pistoia, Ferrara, Ravenna e Forlì, dipinte a pennello, direttamente sulle cortine murarie del monumento, ora visibili grazie ai restauri.
Le reintegrazioni delle murature hanno riguardato prevalentemente le malte di allettamento e sono state realizzate con lo scopo di effettuare un intervento conservativo e coerente con i paramenti originali: sono quindi state utilizzate malte realizzate direttamente dalle imprese di restauro, composte in loco utilizzando sabbie fluviali e calce e integrando cocciopesto o polvere di marmo dove necessario.
Per salvaguardare i restauri, sono stati stesi su tutte le superfici dei protettivi che hanno la funzione di idrorepellenti, per permettere la traspirazione delle murature.

Banca di Bologna